Autovelox nel caos: multe a rischio annullamento in tutta Italia

Da oltre tre decenni, un’assenza totale di regole sta bloccando il sistema di rilevazione elettronica della velocità in tutto il Paese. Mancando il decreto che certifica l’omologazione degli autovelox, Comuni, polizia e guidatori si trovano in un limbo ingestibile. I dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dipingono un quadro drammatico: su 11.000 apparecchi installati, appena 3.800 sono catalogati nella banca dati ufficiale e solo poco più di 1.000 hanno l’omologazione vera e propria, sotto il 10% del totale.
La Cassazione, con l’ordinanza 10505/2024, ha messo un punto fermo: omologazione e semplice approvazione ministeriale non coincidono. L’omologazione esige prove di laboratorio rigorose, controlli sulla accuratezza e certificazioni tecniche; l’approvazione è solo un passaggio burocratico light, senza garanzie solide. Questo distinguo sta già ribaltando i processi: a Sanremo, il giudice di pace ha cancellato una sanzione del Comune di Ventimiglia, colpendo l’ente con due multe da 500 euro per lite temeraria, perché resistere a ricorsi basati su sentenze della Suprema Corte equivale a “sfruttare male il tribunale”.
Associazioni come Codacons e Assoutenti prevedono un’ondata di impugnazioni per multe da apparecchi non certificati. A Napoli, il prefetto Michele Di Bari ha anticipato tutti, sospendendo dal 2018 al 2023 le autorizzazioni per i 67 dispositivi della zona metropolitana, inclusa Ischia. Senza aspettare verdetti giudiziari, la Prefettura ha bloccato tutto per controllare se rispettino il regolamento interministeriale dell’11 aprile 2024, che dà un anno per allinearsi ai nuovi standard o smontare gli apparecchi.
Il governo prova a correre ai ripari: il 3 febbraio 2026 ha mandato alla Commissione Europea, via procedura TRIS, la bozza di un decreto sull’omologazione – dopo aver ritirato una versione nel marzo 2025 in poche ore. Ora si punta su un’omologazione del prototipo come requisito unico, con test lab standard e controlli a vita per ogni strumento. Bruxelles ha fino al 4 maggio 2026 per verificare l’allineamento con le norme UE; l’uscita in Gazzetta Ufficiale slitta a maggio.
Il vero scoglio è l’Allegato B, che darebbe via libera automatica agli apparecchi approvati dal DM 13 giugno 2017. Il professor Leonardo Ferrara, dell’Università di Firenze, tuona: questa scappatoia mina il principio di legalità e sfida la Cassazione, che vede l’omologazione come un esame tecnico concreto, non solo carte sulla carta.