Il settore automobilistico cinese continua a rafforzare la propria presenza sui mercati esteri con risultati record. Nel marzo 2026 le esportazioni di veicoli costruiti in Cina sono aumentate del 39% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo circa 790 mila unità distribuite soprattutto in Europa, America Latina e Sud-Est asiatico. Nel primo trimestre dell’anno le spedizioni complessive hanno toccato quota 2,34 milioni di veicoli, con una crescita del 53%. Questo risultato è stato ottenuto nonostante il forte rallentamento delle consegne verso il Medio Oriente, influenzato dalle tensioni geopolitiche legate all’Iran.
A sostenere l’espansione internazionale sono soprattutto le auto elettriche e ibride. Solo a marzo sono stati esportati dalla Cina circa 340 mila veicoli elettrificati, tra modelli full electric, plug-in hybrid e a autonomia estesa. Il dato conferma la leadership cinese nel comparto delle vetture a nuova energia.
Tra i principali mercati di destinazione compare anche l’Italia, che si colloca al settimo posto nella classifica dei Paesi importatori di auto prodotte in Cina. Davanti si trovano Russia, Brasile, Messico, Regno Unito, Belgio e Australia, mentre dietro figurano Germania, Algeria e Thailandia. La posizione italiana evidenzia il crescente interesse verso i marchi cinesi, soprattutto per le vetture elettriche dal costo più competitivo.
Dietro la forte crescita delle esportazioni, però, emergono difficoltà economiche per molti costruttori cinesi. Sul mercato interno la concorrenza sui prezzi è diventata estremamente aggressiva, con continui ribassi che stanno comprimendo i margini di profitto. In alcuni casi le aziende arrivano perfino a vendere sotto costo pur di mantenere elevati i volumi di vendita.
La situazione ha spinto anche il governo cinese a intervenire per limitare la guerra dei prezzi. Nonostante l’aumento delle vendite globali, i risultati finanziari dei principali gruppi mostrano segnali di sofferenza.
BYD, ad esempio, ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un utile netto in calo del 55,4%, pari a 4,1 miliardi di yuan. A pesare sono stati soprattutto il rallentamento del mercato interno e la concorrenza sempre più intensa. Le vendite domestiche del marchio sono diminuite per il settimo mese consecutivo, nonostante la crescita delle esportazioni.
Anche Geely ha registrato una riduzione degli utili: nel trimestre il profitto netto è sceso del 27%, fermandosi a 4,17 miliardi di yuan. Il gruppo ha comunque mantenuto ricavi elevati, pari a circa 83,78 miliardi di yuan, ma ha attribuito parte delle difficoltà all’andamento sfavorevole dei cambi valutari.
Nel complesso, il settore automotive cinese appare sempre più orientato all’espansione globale, ma questa strategia sembra comportare sacrifici importanti sul fronte della redditività interna.

